Ieri sera arrivata a casa, avessi potuto sentirti, mi avresti chiesto: “Sei stanca?”, sapendo che tornavo dall’essere andata dai miei, e dalla voce avresti capito il mio dispiacere… perché i nipotini avevano avuto l’ordine dai genitori di non rivolgermi la parola; gli stessi nipotini che – quando avevano ancora il permesso di vedermi – mi disegnarono quel bellissimo ritratto che ti mandai, e tu mi rispondesti: “Chissà come sono contenti di stare con te!”.
I miss your words (although I still hear your voice), I will never forget you!
In questo sito potrete vedere a cosa fa riferimento il titolo del post (una scoperta avvenuta su Twitter, ebbene sì): la “Guida galattica per gli autostoppisti“, nata come serie radiofonica di fantascienza creata dallo scrittore britannico Douglas Adams – morto a 49 anni in seguito a un attacco cardiaco – fu trasposta da egli stesso in una serie di romanzi che definì “una trilogia in cinque parti”.
Anni dopo venne prodotto questo film (totale durata 1:41:04):
Parte 1/7
Parte 2/7
Parte 3/7
Parte 4/7
Parte 5/7
Parte 6/7
Parte 7/7
Se avete problemi nella visualizzazione, c’è la playlist del canale (con a fianco la trama – a cura di RadiazioneBlu)
Ieri ho pranzato con una vecchia amica (in tutti i sensi… quanto tempo!).
Ci siamo ritrovate – anche – su un dato di fatto: la prepotenza e l’arroganza di alcuni genitori (anche non giovanissimi, ma che accompagnano figli piccoli).
L’episodio al quale avevo assistito io, il giorno prima, si riferisce ad una mamma che camminava davanti a me: stava dicendo, alla bambina che teneva per mano, di non toccare una transenna, mentre la bimba rispondeva “E io invece la tocco!“. A quel punto la mamma si è fermata per colpirle ripetutamente la faccia di schiaffi; mi sono fermata anch’io e le ho detto che bastava dirle che la transenna era sporca (alcuni bambini sono sensibili al ribrezzo), lei mi ha risposto che era tutto il giorno che la figlia faceva i capricci… Infatti: non era forse un modo per attirare l’attenzione di una madre assorta nei suoi pensieri, dai quali magari voleva distoglierla, e del cui nervosismo la piccola risentiva, più che non sentirsi trascurata?
Così come al supermercato: i bambini sono stanchi della confusione e frignano, e i genitori tappano loro la bocca col ciuccio; una volta mi è capitato di parlare a uno di questi bambini, mi rispondeva con versi strani (non sapeva ancora esprimersi), ma intanto mi sorrideva e ha smesso di piangere.
Alla mia amica invece è capitato di vedere un padre che prendeva sù un bambino per le vesti, e lo scagliava contro una vetrina: quando ha cercato di intervenire, la madre presente ha difeso il marito dicendo che tanto al piccolo non era stata mica sbattuta la testa!
Insomma, per cercare di alleggerirvi il tema: volevo far notare che una scrittrice – della quale io ho sempre avuto stima (e intervistata nel video sottostante da aspiranti giornaliste… auguri!) – ha dedicato la sua ultima opera/fumetto “La notte dei giocattoli” (in collaborazione con Daniele Bonomo, in arte Gud) proprio ai bambini, ma pensando dal loro punto di vista!
Come scendono, le lacrime! Seduta al tavolino di un bar ricordo, d’improvviso, quando sconsolato mi dicevi “Vado a farmi un panino”… Una ragazza si avvicina, mi soffio il naso ma:
Volevo stare in pace volevo stare qui esonerata dagli amori da tutte le passioni dalle rivoluzioni da te, che non ne vengo più fuori ma non è mai così e illudersi per chi!? se di notte poi tu non dormi guardo in faccia la realtà se vuoi la verità.. sai cos’è Non ci sei più! invece poi ci sei nelle cose che adesso vorrei non ci sei tu! perché adesso già lo so che io ti dirò di no! oh no!! non ci sei tu.. non ci sei tu non ci sei tu Il sole finché c’è la notte su di me e i sogni sempre più distorti se io avessi avuto te qui sopra di me al posto di questi ricordi forse se cadesse una lacrima nel mio caffè allora allora io verrei da te a chiederti perché ma perché Non ci sei più! eri l’anima per me eri tu, tutto quello che c’è non ci sei tu! e chissà se ancora c’è qualche cosa di te non ci sei più! e allora come farai sembra tutto perduto oramai non ci sei tu! e non so chi riempirà questo vuoto che mi lasci io lo so poi non lo so io lo so poi non lo so io lo so poi non lo so io lo so poi non lo so Non ci sei più! non ho detto che ti vorrei non l’ ho detto e non voglio pensarci non ci sei tu! lo so che ci morirò ma non so che farci no, non ci sei più! eri l’anima per me eri tu, tutto quello che c’è non ci sei più! e chissà se ancora c’è qualche cosa di te oh no, non ci sei più oh no, non ci sei più
(Paola Turci)
E se, come pensa tuo cugino, ci stai guardando… quello che ho scritto ti sembrerà “indecente”.
Cheers!