Le belle natiche

La statua di Afrodite, o Venere Callipigia, è la copia realizzata in epoca romana di una statua greca andata perduta: con un gesto aggraziato si solleva il peplo e mostra le natiche senza alcun pudore.
I Greci chiamavano anasyrma questo denudamento delle parti intime: si trattava di un antico gesto rituale, dalla funzione propiziatoria e apotropaica (cioè capace di allontanare le influenze negative), diffuso in diverse aree del Mediterraneo antico e comune tra le sacerdotesse di Demetra, la dea dei raccolti e dell’agricoltura.

(cliccando sull'immagine apparirà il link del sito di provenienza)

Sempre nel sito www.ilcerchiodellaluna.it dal quale l’immagine è tratta, si può leggere la storia (narrata da Violet in questo altro link de “Il tempio della Ninfa“) dei molti racconti mitologici, nonché rituali la cui conoscenza è sopravvissuta sino a noi, di questo gesto (l’anasyrma della saggia Baubo e dalla radiosa Demetra) compiuto dalle donne di Licia che lo ripetevano in loro onore: si racconta che, una accanto all’altra, così che la loro magia femminile fosse più forte e immediata, esse mostrarono la loro intimità al mare furente che sbatteva le sue altissime onde ad infrangersi sugli scogli e ad invadere violentemente le spiagge. E il grande mare, dinnanzi a quella visione inattesa, si ritirò, e con lui si ritirarono i flutti in tempesta.
Nella mitologia egizia si narra della Dea bovina Hathor e, anche in India, della splendida Maya; nella leggenda della Dea del sole Amaterasu, invece, la splendida danzatrice divina Ama-no-Uzume, libera e selvaggia, si scoprì il bel seno e lasciò che la sua veste le scivolasse sino ai piedi, svelando la sua magica intimità e le natiche frementi. Si dice che questo suo gesto provocò l’irresistibile risata delle “ottocento miriadi di dèi”, e che udendo quelle risa gioiose e scatenate Amaterasu, incuriosita, non poté fare a meno di sbirciare fuori dalla grotta (dove si era rinchiusa furiosa per essere stata offesa dal fratello Susano’o, Dio della tempesta) per vedere cosa mai stesse accadendo, abbandonando il suo rifugio.
Così come rito agricolo veniva celebrato prima della nascita di Roma, con la fondazione di questa imponente città si involgarì e degenerò, trasformandosi nella festa delle Floralia: una festività che, discostandosi nettamente da quella che la precedeva, divenne un’occasione per dare sfogo a orrende bassezze!
- Ma risale solo al 1700 l’usanza di portare indumenti intimi, incitata da religiosi e moralisti che predicavano la necessità di coprire, nascondere, serrare, solo perché non era possibile estirpare “le proprie vergogne” -
Insomma, quello che si cerca di dire è che: “tirare su la veste” è un’esibizione che può portare al riso o al sorriso, smuovendo tristezza e depressione per lasciarci andare, anche se magari per pochi attimi (ad esempio col ballo del can can), e ritrovare la serenità perduta.

Come ci dice Enrico De Vivo – in “Mosse false Mosse vere“- l’anasyrma potrebbe sembrare qualcosa di pornografico, ma non è così: nella pornografia non c’è riso, al contrario, c’è una serietà minacciosa e industriale, produttivistica, che impedisce la liberazione di qualsiasi desiderio e di qualsiasi storia, mentre pianifica gesti e comportamenti intimi (peculiarità del mondo capitalistico in cui viviamo), perché sono pianificati in senso esclusivamente economico per dare la sensazione che, se non si pratica il sesso sfrenatamente, si è esclusi da uno dei riti fondamentali della società moderna, ma ad essere escluso è qualsiasi tipo di riso o sorriso; la pornografia fa finta di liberare il desiderio, in realtà lo costringe in un vizio che non sa cosa farsene delle storie, e quindi delle vite individuali, riducendo tutto a meccanismo, a dispositivo perfettamente funzionante!
Perciò si conclude che bisogna sforzarsi ancora di ridere, rimanendo in attesa di qualcuno (anche non donna, perchè no?) legato al desiderio di creare un contatto con ciò che ci inquieta fin dal principio, mentre brancoliamo nel buio delle visioni inconsapevoli, riconoscendo il nostro dolore in questa civiltà attuale ritornata alle barbarie (che si regge su gesti svuotati e fasulli), e che sappia suscitarci un sorriso che ci dia sollievo svelandosi con semplicità: si sollevi la veste e, finalmente, ridiamo e ci sentiamo riconosciuti!

2 risposte a Le belle natiche

  1. Mille grazie, Tarkus: spero non sia troppo lungo da leggere… :-(
    mi spiace non riuscire a ingrandire la scrittura dei commenti (e quella del testo viene troppo “spessa”!)

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